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collana Lo Stellato

"Storie dal nuovo mondo"
a cura di
Luigi Giordano introduzione di Idolina Landolfi
Gaetano Cappelli Marosia Castaldi Sara Cerri Carmen Covito Sergio De Santis Raffaele Nigro Antonio Pascale Luigi Pingitore Monica Sarsini Michele Serio Dario Voltolini
premio internazionale Alfonso Gatto al racconto "Cuore freddo"
copertina: Segno Associati elaborazione grafica da un dipinto di Hans Memling |
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Avevo comprato un libro di ricette nuove e volevo cucinare lo sformato di miglio, solo non riuscivo a trovare un'erba dal nome difficile.
No, disse il garzone della Giannina. Noi non l'abbiamo e nel quartiere non la trovi. Poi alla Giannina Chi ce l'ha l'erbetta per la Maghita? Lei tolse le mani dalla vasca del baccalà e rispose che dovevo camminare fino in centro, e andare di là, girare di qua, fino al negozio del droghiere.
Non è una città grande la mia, mi piace percorrere distanze anche lunghe a piedi, e muovermi tra il traffico, gli sfiati degli autobus, e il rombo dei motori, fanno compagnia; e arrivai al ponte, l'acqua era scura, penetrai il centro, fino a trovarmi di fronte al negozio del droghiere. Entrai.
I miei passetti echeggiarono tra legni tirati a lucido, legni molto antichi, ma fu un attimo: i suoni sfumavano risucchiati dalle trame dei sacchi di juta sistemati ovunque e aperti come corolle sfiorite colme di cereali d'ogni tipo e colore. Fissati alle pareti alti scaffali con barattoli di cristallo pieni di erbe, e ciotole cariche di olive, nespole, frutta secca e candita; qualche vecchio ritratto. Ubriacava il profumo di erbaggi, e degli olii aromatizzati nelle giare. Di fronte a me il bancone grande, e dietro il droghiere con il grembiule bianco. Teneva le mani poggiate al vetro ricurvo e un cencio candido sulla spalla.
Alzò lo sguardo; mi fa Ha lasciato la porta aperta, e subito la sua voce forte e profonda sfumò, lasciandomi una gran voglia di ascoltare ancora quell'effetto. Andò a chiuderla, facendo un po' di sforzo per smuoverla, così pesante, in massello e vetro. Ero distratta, dico, mentre lo guardavo ritornare dietro al banco e soffermarsi a togliere la polvere da un piano, sistemare meglio un barattolo e un osso di seppia nella gabbia di un canarino, camminando dritto, molto alto, un poco rigido; ma pareva una rigidezza che nascondeva altro.
Desidera, chiede e di nuovo il timbro risuonò intorno a me e svanì. C'erano mille salami appesi a ganci sul soffitto che calavano giù come canne di organo.
Del salame, rispondo sicura.
Ne scelse uno allungando il braccio, lo liberò dall'insaccatura e adagiandolo sopra un piano spesso ne tagliò una fetta dopo l'altra, perfette. Mi incanto a vederlo affettare, credo per il modo in cui lo fa: un modo lento, assorto e silenzioso.
Ancora, chiede.
E io Tre fette ancora.
Quando ebbe finito si chinò e per un istante non lo vidi più.
Tornò e aveva tra le mani una carta color cielo di notte cosparsa di pagliuzze dorate. Fece così e così, rigirò l'affettato in quella carta leggera, come volasse, e me la porse.
Come lo cucino quel gratin di miglio alla greca se non ho quell'erba, penso tornando a casa. Il cardamomo non l'avevo chiesto, avevo dimenticato quel nome difficile, ma stringevo un chilogrammo di salame sotto al braccio, incartato in un foglio di cielo. Sprigionava un profumo buono di spezie e circondai con quelle fette il gratin. Prese l'aspetto di un fiore rustico, il girasole, anche se non ne aveva il profumo, né i colori. Gli amici lo mangiarono tutto, poi cantarono:
Il navigante si perse in un sogno di stelle irraggiungibili; da allora tutti i dati trasmessi sono illeggibili...
Lustravo la pirofila e ci vedevo il droghiere.
Tornai molte volte in quella bottega.
Lasciavo passare qualche giorno, a volte camminavo per le stradette intorno senza entrare, altre volte mi obbligavo a farlo, e diventavo rossa al pensiero; due passi per rallentare il battito del cuore.
Il suono dei miei tacchi lo avvertiva e se stava servendo altri sollevava lo sguardo: uno sguardo felice. Non capivo se fosse per me, o il prolungamento dello sguardo felice che posava sulle merci esposte che gli restava impresso fino a incontrare il mio, ma sperai che fosse solo per me.
Portai a casa tanti pacchetti di cibo, e conservavo le carte, colore cielo notturno gualcite che lo avvolgeva, sotto un tagliere pesante. Non riuscivo mai a dire una parola di più della lista di spesa che allungavo sempre di qualche ingrediente, e pensavo che avrei voluto esprimere altre cose che sentivo, ma non capivo bene.
Un giorno gli dico Se avessi bisogno di molta spesa, potrebbe consegnarmela a casa?
Lui dice Nell'orario di chiusura. Mercoledì.
E io Mercoledì, domani?
Ma lui Sono già pieno di consegne... sarebbe meglio il 15. A lei andrebbe bene il 15?
E io È un mercoledì?
E lui sorridendo Certo signorina... Signorina?
Maghita.
In punta di piedi gli porsi la mappa per arrivare a casa mia e la lista della spesa. Lui le mise sotto il braccio e continuò a tagliare spicchi di pecorino a una signora. Mi pareva felice con la mia mappa e la mia lista sotto il braccio, come lo ero io al pensiero che lui le avesse lì con sé, tra l'avambraccio e le costole, molto vicino al cuore.
continua
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