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 I Delfini

[...] Roxi è mia madre e tutta la mia famiglia. Molte volte, prima di addormentarmi, viene a
sedersi sul mio letto. Vuoi sentirla ancora?" domanda. "Sì " rispondo, facendole posto.
Comincia a raccontare. Da bambina amava le commedie americane che trasmetteva la tivù, passeggiare sognando i paesi lontani che le sarebbe piaciuto visitare, improvvisare da sola i suoi abiti. A diciotto anni s'iscrisse a una scuola di taglio e cucito e imparò a tagliare e cucire abiti veri, mentre la sera serviva ai tavoli di una pizzeria per mantenersi agli studi. La sera gelida di una vigilia di Natale il proprietario della Luna pallida la spedì a comprare tre barattoli di pomodori pelati al supermercato. C'era un gran fervore, poco prima della chiusura, un piccolo gruppo di musicisti di strada era riuscito a entrare e nell'aria giravano le note di Tequila Sunrise, mentre la gente correva avanti e indietro a comprare le
ultime cose necessarie per il giorno dopo. [...]

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Mare d'inverno
Si diventa come Alice, si vede una travolgente mutazione, si capovolge il senso di ogni accadimento, come spiegava il babbo di Alice, Lewis Carrol, non andando al Polo Sud o raggiungendo il Tibet, ma trovando un significato diverso in una situazione ben nota, ripetuta, usuale.
Per chi lo ama e lo conosce e lo ritrova così, però, in un'altra stagione, il mare cambia interamente, offre altre esperienze, dice altre cose. Sono, questi, tentativi che occorrerebbe sempre effettuare. La nostra percezione deve essere sollecitata, il nostro sguardo va nutrito con stimoli opportuni, è la nostra quotidianità che deve essere colmata con intelligenti innovazioni. Del resto, non ci si chiama Lola per caso, con un nome così si è già nel sogno della grande Marlene, di Lola-Lola, dell"Angelo Azzurro'; anzi: si è proprio al mare d'inverno, non quello rabbonito dai turisti, ma quello di ogni eterno Odisseo, quello del Porto delle Nebbie, guardato dai soldati della Legione Straniera.
E questa intelligente ragazzina che ama il mare d'inverno per la sua risaputa incongruità, merita di chiamarsi Lola, proprio perché non riempie la sua vita di lagne risapute, non pensa di riferirsi a quelle disgustose trasmissioni televisive dove si cercano cugini smarriti nella seconda guerra punica o nella terza crociata, ma accetta
la propria differenza anagrafica con pacato e maturo distacco, fiera di questa mamma alacre, saggia, bella, coraggiosa, con cui vuole condividere un Natale programmaticamente diverso. Ci si deve domandare: non sarebbero per caso tutti così i tormentosi e tormentati adolescenti, se li si portasse, sempre e comunque, a vivere un Natale nel mare d'inverno, seguendo il significato metaforico che non troppo si cela dietro questa proposta? Però le mille, variegate sensazioni, i profumi (mare in tempesta oppure sporco?), i contrasti di luce, il freddo speciale, il disambientamento, le incognite, le sorprese si devono descrivere, come qui avviene, con poetica adesione, con una lingua tersa e allusiva, con toni di realismo fantastico, come qui sempre avviene. Altrimenti è proprio inutile, o dannoso, andare al mare d'inverno.
Chi tuttavia ci va, non ci va per caso: oggi sono rare le madri costrette a crescere una figlia da sola, con un babbo scappato e con una società ancora di un'opinione pubblica che definisce normali le famiglie "normali". Ma queste "madri coraggio" non trovano spesso chi è capace di osservare il volgere dei loro giorni, il senso quotidianamente fiero delle loro industriose stagioni, la fierezza silenziosa di cui è intrisa la loro quotidianità.
È difficile come descrivere il mare d'inverno, alludere davvero al significato profondo dei loro atti: un pranzo, un rammendo, la trasformazione di un paio di jeans, il calcolo del costo di nove giorni di vacanza inusuale. Qui tre donne fanno davvero tesoro di tutto ciò che hanno, che percepiscono, che ritrovano: Lola, sua madre, e la narratrice.
Il mare d'inverno, sempre lì, sempre l'altro; quello degli ombrelloni e della folla, ora splendidamente deserto, non azzurro ma grigio, sornione e ingannevole, ti aiuta a capire il tuo corpo in via di cambiamento: con poco, è così cambiato anche lui. Quei bottoni, li, ogni giorno un poco più grandi, presto saranno seni, la peluria sotto le ascelle dice per sempre addio all'infanzia, varie rotondità annunciano che sarai una donna, presto Lola diventerà Lola-Lola, del resto ama le canzoni proprio come se fossero paradigmi esistenziali.
Fin d'ora, però, Lola che ha il padre assente non perde la bussola, neppure quella che allude al padre fuggito. Ama, dichiaratamente, tutti i maschi adulti, mentre via via comprende anche il senso della presenza nella sua vita dei maschi suoi coetanei. Sono scomparsi gli ammiccamenti, non ci sono più le mossette, non si combinano scaramucce da antica corte balorda. Con franchezza, con la sobria e civile complicità dell'arcano mare d'inverno, due adolescenti percorrono il viale dell'amore seguendo la direzione che la bussola indica: non è strano provare attrazione, vivere insieme esperienze, apprezzare il corpo dell'altro, godibile perché tanto diverso dal proprio.
Nel mare d'inverno non c'è posto per la banalità che, evidentemente, pensa di riempire solamente le spiagge del mare estivo. Qui tutto è definito dalla fresca immediatezza di Matilde, saggia e convincente ragazzina dal sapore di fragola, e anche di Piero, rinnovata epifania del cuoco di bordo di tante non dimenticate avventure di mare.
Poi un grande libro viene a definire ancora meglio la dignità del mare d'inverno. Quattro intrepide piccole donne, di un altro secolo, di un altro mare, le sorelle March, vengono a fornire a Lola il senso pieno del loro indimenticabile paradigma. Lola legge senza potere abbandonare quelle pagine e conosce Jo e si ritrova in lei e un poco anche nelle altre tre sorelle. C'era tanta femminile dignità, in quel libri, loro sembravano sempre accanto a un ideale mare d'inverno, mentre il loro paese era dilaniato da una sanguinosa guerra civile, con strazio di corpi e grandezza di animi, perché tanti giovani morivano al fronte per abolire gli schiavi, per far sparire questo orrore. Si muore anche in casa March, interrompe la propria vita la più piccola delle piccole donne, quella che diceva all'amatissima Jo: - Tu sei un gabbiano.
E un gabbiano appare anche qui, tutto intriso dei sogni preziosi che definiscono il mare d'inverno. È alieno, maestoso, sa di voli solitari, sa di cieli sconfinati e oceani luminosi, però è ferito, poveretto, ha bisogno di cure. Come i suoi fratelli gabbiani, di mestiere fa al spia, segue gli ordini. Il gabbiano ferito è il centro emozionale di questa rete di affetti che procedono secondo invisibili diagonali, attira l'attenzione, scopre le contraddizioni, è il totem misterioso di una piccola tribù che vuole conoscere la propria identità, e non rifiuta la conoscenza e non ne teme i rischi. Il mare d'inverno, va lasciato lì, al suo contraddittorio mistero.
Si riparte, si torna a casa. Ma ci sono le premesse per nuovi incontri, che potranno davvero esserci. Il cammino, i sussurri, le avventure di corpi e sguardi, forse anche il gabbiano Jo, che si chiama splendidamente BeauBo perché allude a un grande film d'avventura, suonano il valzer degli addii e sussurrano la canzone dei ritorni.
Il mare d'inverno è scontroso come sa chi lo frequenta. Lui, a priori, non ci sta. Però una raffinata narratrice può conquistare la sua confidenza, e allora, come il Mare Salato di Corto Maltese è lui che racconta.
Antonio Faeti
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