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Frontiere Una colana diretta, incisiva, rivolta in avanti: libri per varcare definitivamente la frontiera con l'età adulta.

L'amore, anche quello fisico, per gli adolescenti di quell'estate del 1967 in Versilia sembra essere come il mare in alcuni momenti: immenso e sconosciuto. Non sai se buono o cattivo. Ma nel mare, come nella vita, ansie, paure e incertezze si superano così: tenendo la testa fuori. Merina cerca di non scordarlo mai: quando con il badile fa le sabbiature ai clienti dello stabilimento balneare di nonna Vittoria e con il calore della sabbia coprirebbe volentieri anche le loro inutili parole; quando si trova a combattere l'Ombra sconosciuta in una notte di tempesta, nonostante la paura; quando deve scegliere se, dove e soprattutto con chi sarà la prima volta; quando rischia di essere inghiottita dalla bestia urlante e cattiva del mare in tempesta...
Premio letterario "Città di Collecorvino" 1997 alla Collana
In copertina: Patricia McDonough / Photonica |
Capitolo diciassettesimo
Sabato arriva veloce, aspettiamo il tramonto. Gli ultimi bagnanti si allontanano verso le case e gli alberghi. Nonna Vittoria vuole che mangi qualcosa dentro casa.
"Sembri dimagrita", dice, ma non insiste, sa che non posso perdere un momento solo, sa che non voglio rimanere fuori da ciò che vivono gli altri, che vive Gio. Accompagno Virginia nella camera dell'Hotel, la guardo dal letto indossare un pigiama da sera rosa pallido, lungo fino ai piedi, la schiena nuda con due spalline che si intrecciano e i capelli lisci, due riccioli sulle tempie.
"Sto bene così?"
"Cavolo, se stai bene", le dico.
Appare più grande di me, forse per la naturalezza con la quale sa indossare un vero abito da sera.
Lucilla ha una gonna azzurra con una camicia legata in vita, io un abito a fiori, stretto, a tubo, con una piccola gala sopra il ginocchio, cucito da mia madre proprio pensando a una festa. Virginia ci aiuta a montare dei riccioli vicino all'orecchio che divengono duri e lucidi.
"Starei meglio con i pantaloni corti", dico. All'improvviso mi sembra stupido andare in spiaggia vestita così, l'abito costringe il mio passo, non sopporto di sentirmi incartata.
"Sei matta", dice Virginia.
I ragazzi ci aspettano nella stradina, sotto il lampione fioco. Stefano regge un vassoio di paste tra le mani, Amedeo abbraccia il sacchetto con le bibite. Hanno dimenticato l'apribottiglie, mia nonna ce ne regala uno.
La camicia bianca fa risaltare l'abbronzatura di Gio, gli occhi neri brillano nell'oscurità rotta dalle poche luci elettriche e dalla luna. Osservo Virginia camminare di fronte a noi sulla sabbia bagnata come ogni sera dopo la rastrellatura. Sulla riva il fuoco è stato preparato e circoscritto da pietre grosse, non so chi le ha sistemate, sopra un tavolo che non riusciamo a far stare in pari, posiamo il mangiadischi. Sediamo in cerchio, ci pare grande ascoltare il mare dietro il crepitio del legno umido, qualcuno passa il vassoio dei dolci mentre sfoglio il pacco dei dischi. Mangiando una pasta al cioccolato le mani e le labbra si appiccicano di glassa e non sa di cena il sapore dolce. Stefano fa suonare la prima canzone
Inno, inno alla vita e all'amore che c'è tra noi
Sole, in tutti i cieli, tanti fiori ovunque vai
E volersi bene, come ora noi
Senza aver paura di nessuno mai
Appoggia le mani sotto la testa e si sdraia a guardare il cielo, la sua fronte tocca il ginocchio di Virginia.
"Ehi", dice lei, "non hai mangiato nulla". Prende una pasta e gliela avvicina alle labbra, lui fa per sollevarsi a sedere.
"No", fa lei, "resta così. Ci penso io".
Inno, inno alla vita e al sorriso che tu mi fai
Voglia di non guardare, e volare, ovunque vai
Cerco gli occhi di Gio e sono ad altro, a Stefano che si lascia imboccare, all'acqua nera, al cielo. Durante l'alluvione dello scorso anno, a Firenze, Gio ha aiutato la Protezione Civile come volontario. In passato ha aiutato sempre tutti, anche me. Io sono stata per anni la vittima che aveva scelto di aiutare, penso, dev'essere così. Non sopporto l'abito che mi costringe e i riccioli che mi calano sulla fronte. Mi allungo appena la canzone ha fine e infilo nella bocca piatta un altro disco. Posso ballarlo da sola e abbandonare per poco il pensiero difficile di Gio, del perché mi è tanto lontano, del mio coltello nuovo e perduto, della spalla sconosciuta e ferita dell'Ombra.
La voce attacca con un urlo:
YEEEEEH!
I tuoi occhi sono fari abbaglianti io ci sono davanti, sì
Le tue labbra sono un grosso richiamo per me che ti amo, certo
È facile seguire la musica facile, con le braccia che girano e le spalle che salgono e scendono, le gambe che si piegano seguendo il ritmo. Lucilla mi raggiunge, e Amedeo.
"Non so ballare", dice, ma basta girare la testa, la musica non chiede di più ed è bello cantare a voce alta
YEEEEEH!
Pensi già di avermi ammaestrato, ma non sono malato come pensi, no
YEEEEEH!
Se tu giochi pesante donne ce ne son tante, ricordalo
Ma io non devo bruciarmi con una come te
Non devo bruciarmi con una come te, basta
Tornerà, penso, lo ha sempre fatto e lo farà domani. Devo pensarlo più volte, avverto qualcosa di troppo diverso dagli anni passati, qualcosa di rotto tra noi, e vedo la sua voglia di possedere il mondo, la curiosità di allacciarsi ad altro. È per ciò che le sue braccia si sono fatte lunghe? Quel corpo allungato simile a un pennello ha necessità di tuffarsi in colori diversi?
Girano le parole e le note nell'aria: mi re mi re mi re mi re si, altri vengono vicino al fuoco, fatichiamo a fare rispettare le nostre regole ai grandi che vogliono fare della nostra riunione cosa loro.
"Il fuoco non si spegne".
"Balliamo come vogliamo".
"Il mangianastri resta sopra il tavolo".
Ballo da sola, a lungo, poi con altri, anche con i grandi, un lento con Lele che mi si stringe addosso, i suoi occhiali premono sulle mie tempie. Sono felice che il mio abito si sia scucito per un movimento brusco, rido. È forse questo che fa alzare Gio, lo fa venire verso di me dopo aver messo una musica dolce? Lo stringo forte. La sua camicia sa di sale, lo sento sulla lingua mordendogli la spalla.
Michelle, ma belle, these are words that go together well,
My Michelle
Michelle, ma belle, sont les mots qui vont très bien ensemble,
Très bien ensemble
I love you, I love you, I love you, thats all I want to say
Until I find a way I will say the only words I know that
You'll understand
È una canzone d'amore, Gio mi stringe tanto da soffocarmi, tiene un braccio attorno alla mia vita e nell'altra mano ha il bicchiere, c'è odore di whisky dentro la coca-cola.
I need you, I need you, I need you, I need to make you see
Oh what you mean to me
Until I do I'm hoping you will know what I mean
Non posso dormire questa notte, la musica mi suona ancora dentro. Vorrei non perdere neppure un ricordo piacevole: lo strappo generoso dell'abito, il ballo, il dialogo silenzioso con Lele, Amedeo, anche Lucilla, e Stefano. Apro piano le persiane, la mia stanza dà sulla riva del mare, posso sentire la sua voce, vedere le luci delle barche, la spuma bianca sotto la faccia della luna. Il fuoco su cui abbiamo gettato sabbia resta acceso, il bagliore della brace è un occhio arancio. Solo dieci metri distante dal terrazzo la camera di Gio, le persiane sono accostate, rientro in punta di piedi a prendere il binocolo. Non serve, il buio è un muro spesso tra me e lui. Lo immagino buttato sul letto, in cerca del sonno e ubriaco, via con i suoi pensieri. Pensieri di cui non sono più padrona, e forse, non lo sono mai stata. Qualcosa mi rode, qualcosa che non comprendo, ma vedo: Gio attratto da tutt'altro mondo. La sensazione di perderlo è un morso in fondo allo stomaco, e ho paura di essere abbandonata da qualcosa che credo mi appartenga, che ha viaggiato insieme a me per un lungo periodo, e voglio trattenere. Ho odiato Virginia molte volte. Quando si è avvicinata a Gio per carezzargli i capelli, quando ha bevuto insieme con lui alla romana e le loro braccia si sono strette, quando ha sfiorato le sue labbra per fargli sentire il sapore dell'alcol. Lui ha riso. Voglio vedere se anche le mie braccia si sono allungate e il mio corpo è cresciuto, per ciò salgo sopra il letto e mi studio. Vedo in me tutto rotondo. [da pag.61]
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