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Fabbri Narrativa Rilegata

Circo immaginario

Milano, Aprile 2005

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Circo immaginario


Sofia, dodici anni, gira il mondo con il suo papà, un ex artista di strada di poche parole. Ma se non si parla è difficile capirsi, soprattutto quando il passato è pieno di segreti. Insieme approdano in un paese di mare: è l'inizio della stagione, c'è un negozio di fiori da rinnovare, ci provano insieme. E proprio lì, tra il blu dell'acqua e il verde di un rifugio segreto, riaffiorano tanti dettagli sulla vita della mamma, sulle cose che faceva: frammenti di una memoria da ricostruire piano piano. Una storia di sentimenti e di crescita.


            Uno
            Prologo


Micol era mia madre, ma ricordo poco di lei, ero piccola quando ci lasciò.
Una sera il papà cominciò a raccontarmi che era andata in un paese più lontano degli altri, che aveva la voce morbida e leggera come una bella musica. Con il viso appiccicato alla finestra vedevo le stelle nel cielo nero e le luci di un aereo che lo attraversavano. Le stelle, il cielo, l'aereo e il pezzetto del mio viso che si rifletteva nel vetro.
Così era più facile ascoltare tante cose che non avevo mai capito a fondo: che il papà e la mamma si fossero conosciuti in un paese senza nome, per esempio, e solo perché lei gli aveva chiesto aiuto per aprire la sua valigia. Papà non ne sapeva di valigie, perché, fino allora aveva sempre viaggiato solo a occhi chiusi.
"Com'è viaggiare a occhi chiusi?"
"È starsene in poltrona con la musica preferita, allontanare i pensieri e via… immaginarsi in certe avventure, vestiti con abiti romanzeschi, o con un paio d'ali."
"Ali?"
"Grandi e con le piume bianche, come hanno gli angeli."
E aveva incontrato la mamma per la strada di un paese senza nome, Micol era lì per offrire il suo piccolo spettacolo alla gente che passeggiava.
"Non in un teatro?"
"In una strada piena di profumi e gente. E piena di suoni. Pronti all'inizio del teatro che assomiglia a tutti i giochi del mondo? Grida un clown con la parrucca a riccioli dentro il megafono. I bambini allora"
"Come me?"
"Come te. I bambini, allora, sgranano gli occhi e si fanno largo in prima fila, silenziosi e attenti e a un tratto il megafono si spegne, le voci tacciono come il rumore delle cialde croccanti sotto i denti e il suono arriva solo dallo spettacolo.
"Ma che spettacolo?"
"Uno spettacolo di strada, l'ho detto! Giusto per essere rappresentato in ogni crocevia, in una via senza traffico o su un marciapiede."
"Piccolo, e poi?"
"Con una grande immaginazione. Per questo certi attori si portano dietro una valigia sola, basta per tutta la loro immaginazione infilata dentro insieme ai sogni, ai desideri e le fantasticherie più incredibili che sanno inventare."
"E com'era lo spettacolo della mamma?"
"Era dentro la valigia che non si apriva."   



























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